|
La
famiglia è una unità biologica; i ruoli al suo interno sono regolati dal compito di
procreare, accudire ed emancipare la prole. Tutti i
mammiferi, ogni specie con le sue caratteristiche e i
suoi tempi, hanno comportamenti di accudimento della
prole che non è capace di sopravvivere senza
l’allattamento e la protezione dai predatori e senza
l’apprendimento di alcuni comportamenti che non sono del
tutto innati: il cucciolo apprende dall’adulto
comportamenti complessi di ricerca del cibo, di lotta e
di corteggiamento. (La prova è che i cuccioli cresciuti
lontano dagli adulti della loro specie possono non
presentare alcuni di questi comportamenti).
Gli individui non sono intercambiabili: maschio e femmina
hanno apparati diversi e svolgono ruoli diversi nella
procreazione e subito dopo la nascita della prole.
La
maturazione dell’individuo avviene per fasi; ogni fase
comporta l’acquisizione delle relative competenze
(stazione eretta, deambulazione, controllo degli
sfinteri, linguaggio, coordinazione occhio-mano,
ecc., per quanto riguarda l’uomo).
Il cucciolo presenta bisogni di alimentazione, di
protezione dai predatori, ma anche di rassicurazione
(funzione che si esplica da parte dell’adulto con la
presenza e con il contatto fisico).
La famiglia è una unità psichica. Bowlby
con la sua teoria dell’attaccamento ci fa riflettere
sul fatto che la dipendenza affettiva poggia le sue basi
sulla necessità di essere accuditi per sopravvivere,
quindi su una base biologica, in cui ciò che è in ballo
è la sopravvivenza fisica.
Ciò spiega l’angoscia di annientamento che spesso si
accompagna alla separazione fisica nel bambino, ma anche
nell’adulto.
La dipendenza affettiva va ben oltre il bisogno reale
di essere accudito per sopravvivere e si esprime in
molti bisogni psichici che nell’accudimento prolungato e
nella vita della coppia vengono allo stesso tempo
soddisfatti e alimentati.
Possiamo nominarne alcuni, essendo la lista pressoché
infinita:
• riconoscimento
• sostegno
• scambio
• condivisione
• nutrimento
• valorizzazione
• contenimento di angosce
• protezione dalle paure interne ed esterne
Essendo l’essere umano estremamente adattabile in
presenza di un ambiente carente può sopravvivere anche
senza che tutti questi bisogni vengano soddisfatti, in
presenza di un ambiente capace di soddisfarli può
adottare comportamenti dipendenti che tendono a
prolungare questa soddisfazione.
L’unità psichica di una famiglia va intesa anche per
quanto riguarda i pattern emotivi: come si ama, come si
odia, come ci si arrabbia, in una parola il modo di
vivere le emozioni poggia ancora una volta su una base
biologica tanto che degli apparati vengono interessati
per la loro espressione somatica, ma dipende anche
dall’apprendimento precoce; ogni famiglia ha una sua
cultura emotiva e la insegna: quale emozione si può
esprimere, quale no e quando, quale è più
criminalizzata, ecc.
L’insieme di tutte queste emozioni si organizza in una
sorta di visione del mondo emotiva, con una emozione di
fondo che fa da leit motiv e che condiziona la visione
della realtà e l’attesa del futuro. Questo dato è così
fondante che di solito nessuno di noi lo percepisce
della propria famiglia, mentre lo può percepire con
molta precisione in una famiglia a cui non appartiene.
La famiglia è una unità sociale. La
società affida alla famiglia il compito di allevare
individui adatti al contesto sociale. In questo senso la
famiglia appare quel laboratorio dove l’individuo impara
un modo socialmente adeguato di controllare aspetti di
sé altrimenti inaccettabili. Per questo ogni cambiamento
sociale si ripercuote sulla famiglia.
La nostra organizzazione attuale si basa sulla famiglia
nucleare: padre, madre, figli. Non molti anni fa si
basava maggiormente sulla famiglia allargata che
comprendeva nonni e a volte zii non sposati o altre
famiglie nucleari che convivevano.
Attualmente stiamo osservando un fenomeno in crescita
che è quello delle famiglie ricostituite.
Lo
spostamento dei valori sociali verso l’induzione al
consumo ha prodotto uno spostamento analogo nella
famiglia: il compito prevalente dei genitori non è più
quello dell’accudimento (che viene spesso delegato a
terzi o alla scuola) ma quello di garantire un reddito
che possa porre il figlio in una scala sociale non
connotata tanto da una appartenenza di classe, quanto da
una di fascia di consumi.
Ultime
questioni, ma non in ordine di importanza, i cambiamenti
nella prescrizione dei ruoli maschile e femminile,
l’emancipazione sempre più ritardata dei figli in
funzione anche di prestazioni sempre più elevate che la
società richiede ad ognuno di noi, le angosce
catastrofiche aumentate per gli eventi internazionali a
cui assistiamo in presa diretta e conseguente bisogno di
ognuno di rifugiarsi in uno spazio privato.
Nonostante le difficoltà, la famiglia nel tempo subisce
delle evoluzioni, supera delle fasi, porta a termine i
suoi compiti:
|
“Gli uomini hanno in comune con gli altri
esseri viventi il processo del
corteggiamento, dell’accoppiamento, della
costruzione del nido, della procreazione,
dell’allevamento della prole e del
conseguimento della vita autonoma da parte
dei figli, ma a causa della organizzazione
più complessa dei rapporti sociali
dell’uomo, i problemi che si presentano
lungo l’arco del ciclo vitale della famiglia
sono patrimonio esclusivo della nostra
specie” (J.Haley, Terapie non comuni). |
Ogni
fase presenta delle caratteristiche specifiche: c’è un
obiettivo da raggiungere e ci sono emozioni, sentimenti
e problematiche proprie di quella fase con cui
confrontarsi.
Diversi fattori intercorrono a determinare l’andamento
delle varie fasi, tra cui:
• le
fasi individuali dei singoli componenti del nucleo
• i
fatti reali che intercorrono all’interno del nucleo
familiare
• i
fattori sociali presenti in quel momento storico e in
quella cultura
Compito del terapeuta è quello di aiutare la famiglia a
raggiungere gli obiettivi della fase che sta
attraversando. |